UN PIASE’, CHE ‘L ME LASSA GIO’ CHI… di Fedora Ramondino

Tutto ciò che riguarda Jannacci è stato inflazionato in questi giorni. Così ci capiamo meglio… titoli, titoli delle canzoni, frasi estrapolate dai testi…è vero, verissimo. Ma dopo averlo accompagnato per un pezzo nel suo ultimo percorso, ho proprio pensato che lui si fosse nascosto davvero al suo funerale e siccome, così facendo, ha visto una quantità di pirla abbia detto supplicando a qualcuno “un piasé, che ‘l me lassa giò chi…”. Negl’ultimi giorni abbiano letto, visto, ascoltato: parole, immagini, ricordi, ognuno ha avuto qualcosa da dire. Di vero, di bello, di falso, di romanzato… va bene così, va bene comunque. Quello che ho visto io a due passi, due metri dal sagrato della basilica de Sant’Ambreus è stato uno spettacolo desolante, deprimente, che mi ha fatto talmente incazzare che non sono nemmeno riuscita a piangere per Enzino che ci lasciava, io che ho la nomea della “lacrima facile”! Almeno fatemi piangere! No! Ci ha pensato prima un piccolo nucleo familiare: nonna, madre e figlio piccolo, 6-7 anni ? con notevoli disturbi, disagi. Il bambino sotto un sole caldissimo era costretto a stare lì, con giubbotto da montagna, fermo, si lamentava e poiché non aveva il dono della parola la nonna amorevolmente gli dava delle pacche sulla nuca intimandogli un “stai zitto e buono” ogni tre secondi. Ed io ogni tre secondi mi giravo a guardare questa povera creatura, e mi chiedevo: “Queste persone hanno mai ascoltato una parola, un pensiero del nostro Enzino”? Non credo, non credo proprio, perché queste erano “armate” di cellulare o macchina fotografica per riprendere i vips…. Che pena, che disastro Enzo, ti saresti alzato da quella cassa che ti tratteneva chissà poi perché, per andare – da medico – a salvare quella creatura piccola e disgraziata. Disgraziata perché in mano ad una madre ed una nonna così… Ho sentito una delle due che diceva stizzita” Non mi vergogno certo del bambino”! Forse in risposta ad una recriminazione dell’altra e ai miei sguardi non certo benevoli. “Si deve vergognare lei! Non il bambino”! E’ servito solo ad allontanare la creatura dal sole e farlo girovagare avanti e indietro. Le due arpie erano pronte con la fotocamera! Nell’attraversare la piazza – perché anch’io aspettavo una vip (la vedova di Pietro Valpreda, e scusate se è poco ma per noi il Pietro era una very important person!!!!) – ho trovato un’altra mamma con bimbo insofferente: “Uffa mamma quando andiamo”? –A me è venuto spontaneo un “peur fieu”! A tutta risposta la intransigente genitrice mi ha detto :”Almeno vede qualcosa di sano”! – “Qualcosa di sano? Uno portato via nella bara dal cancro è qualcosa di sano????, non riesco a comprendere il suo metodo o la sua metafora!” Ecco, questo è quello che ho visto e sentito, compreso un pirla che si è fermato nel mezzo del sagrato fra molti di noi in silenzio con lo sguardo nel vuoto, a parlare ad alta voce al cellulare delle sue prossime vacanze. Quelle che noi peones non riusciremo a fare e nemmeno Enzino per altri motivi. Allora, a quel punto, Enzino avrà veramente chiesto “un piasé ch ‘l me lassa giò chi”.

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