Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson (Mauro Valenti)

Posso dire che grazie a scrittori come Stieg Larsson e  Henning Mankell  – l’autore del commissario Kurt Wallander –  ho scoperto la letteratura contemporanea svedese. Certo si tratta di  narrativa di genere: noir,  gialli per intenderci;   ma non per questo letteratura minore.

L’opera più famosa di Larsson è “Uomini che odiano le donne”. In pochi anni dalla sua pubblicazione in Svezia (2005) è uno dei gialli più conosciuti a livello mondiale più di 8.000.000 di copie vendute!

L’incipit di questo romanzo è intrigante: un regalo inviato da uno sconosciuto ad un anziano e potente industriale, Henrik Vanger. Regalo che  riceve puntualmente da trentasei anni , nel giorno del suo compleanno: un fiore. Questo dono mantiene vivo un tragico ricordo la scomparsa di Harriet, nipote amatissima.

Vanger, ormai vecchio e disilluso,  decide un ultimo disperato tentativo e affida le indagini ad un noto e criticato giornalista di Stoccolma Mikael Blomkvist che in un momento di particolare difficoltà professionale accetta la proposta. Blomkvist dovrà scoprire cosa è accaduto ad Harriet e per farlo si avvarrà della collaborazione di Lisbeth Salander una giovane e formidabile hacker.

Questo è come ovvio solo uno striminzito sunto di un romanzo lungo più di 600 pagine e che in realtà intreccia altre intricate storie. Ad esempio quella tra Blomkvist è la collega amante Erika Berger oppure quella della vera protagonista del libro Lisbeth Salander , che poi sarà il filo conduttore degli altri romanzi del filone “Millenium” (la trilogia comprende “uomini che odiano le donne”,  “La ragazza che giocava con il fuoco” e “La regina dei castelli di carta”)

Ricco di colpi di scena e ben congeniato, lascia il lettore completamente sedotto dalla trama e dalla scrittura veloce e scorrevole.

Ho scoperto attraverso questi romanzi una Svezia molto caratteristica e convenzionale. Libera da preconcetti, priva di tabu sessuali e da una concezione della giustizia molto aperta e rispettosa del singolo confermando, così lo stereotipo classico del popolo svedese.  Ad esempio  Blomkvist vive la propria sessualità in termini molto aperti il cui confine con l’amicizia non è mai delineato; la stessa Salander ha diversi rapporti bisessuali senza che questo turbi particolarmente nessuno. Ma anche gli altri personaggi del libro (seppur in modo meno evidente) rispecchiano questo tipo di atteggiamento. La già citata Berger, ad esempio,  regolarmente sposata è amante di Blomkvist con l’accondiscendenza dichiarata del marito. Ma anche la più conformista dei personaggi ovverosia l’avvocato Annika, sorella di Blomkvist (come meglio si scoprirà nell’ultimo romanzo del ciclo: “La regina dei castelli di carta”) ha avuto un passato di tutto rispetto abbandonato, solo, per rispetto del marito (italiano) e dei figli.

Ma anche il contesto sociale è diverso. Da questi libri scopriamo che ci sono meno barriere di quanto si pensi tra individui. Tra i protagonisti non ci si da mai del Lei. In tutti i passaggi il colloquio è sempre diretto. Se non in circostanze ufficiali e assai particolari, è una forma che va evitata. Esprime un scortese distacco.

Ammirevole è la condotta della magistratura, della polizia e della gestione della giustizia in generale; l’investigazione, il processo … percorsi a noi imparagonabili (anche in questo caso devo rimandare a  “ La regina dei castelli di carta”). Certo,  si potrà sostenere che parliamo di un romanzo non della realtà. Ma un romanzo, per essere minimamente credibile, deve calarsi nella propria realtà, almeno in parte. Insomma, per spiegarmi meglio, nessuno immaginerebbe lo stesso scenario, la stessa ambientazione  in un romanzo con il commissario Montalbano!

Da questi romanzi d’altra parte, emerge, però pure, una Svezia triste. Chiusa nelle proprie case. Con immensi spazi deserti. Nella storie di Larsson (ma anche in quelle di Menkell) le persone, i protagonisti, i personaggi occasionali, appaiono:   depressi, abbattuti da una vita alla quale non chiedono più nulla;  un enorme grigiore li sovrasta e li opprime dentro e fuori.

La storia fa emergere soggetti: oscuri, crudeli, sadici, menefreghisti, egoisti, anaffettivi. Una società idiota. Lisbeth viene considerata una ragazza sostanzialmente stupida, in quanto non riesce a adattarsi. Michael la considera autistica perché si rifiuta di connettersi con il mondo esterno. E’ capace di grande concentrazione per la matematica, per la cibernetica, la medicina, la scienza in generale. Ma la società quella no. Quella non riesce a capirla o meglio non vuole capirla. Lisbeth in fondo considera il mondo (eccezioni a parte) un enorme luogo di disadattati.

Stieg Larsson, noto giornalista svedese, ebbe l’idea di fare un ciclo di 10 romanzi raccontando  Lisbeth, che romanzo dopo romanzo, impariamo a conoscere sempre meglio. Purtroppo morì prematuramente nel 2004 (ad appena 50 anni). Del suo progetto rimangono compiuti solo tre romanzi,.

Ne aveva impostati altri due che per motivi economici gli eredi non hanno ancora permesso la pubblicazione.

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