Il racconto omerico 3) Illiade (di Cleo Alaceo)

Come si può ben vedere dalla trama raccontata nel numero scorso l’Illiade presenta una società in guerra: l’eroe è parte della battaglia, svolge l’azione e si riconosce come tale (viene, per l’appunto, glorificato eroe) in quanto vincitore nello scontro con il nemico. La guerra è presente anche durante le pause. E’ cornice dell’uomo omerico. La sua dimensione etica viene dettata dalla contesa bellicosa. Il suo agire deve essere quella del coraggio e del morire in modo valoroso, riconoscibile nell’ambito della sua comunità.

Qui come accennato nel precedente articolo, si manifesta l’uomo omerico, il cui orizzonte è quello di una piccola comunità, entro la quale come sostiene Franco Montanari: “ la classe cui egli appartiene e la famiglia con il suo portato genealogico sono l’unico parametro che lo identifica e gli assegna un ruolo. La classe aristocratica ha un aspetto militare e uno di ceto possidente, le cui ricchezze sono fatte di terra, bestiame, servi, utensili e armi di metallo, in parte patrimonio familiare e in parte bottino di guerra. Lo strato più basso è costituito da persone che possono vivere autonomamente e persone completamente dipendenti, coltivatori, agricoltori e piccoli artigiani” (da in Introduzione alla lettura di Omero).

Partiamo allora dalla narrazione: non vi è dubbio che la traccia unica e continua (traccia che racchiude il senso del racconto) dell’Illiade si estrinseca nell’ira di Achille: una monodia omerica che costituisce il percorso coerente della narrazione, il perno della poesia.

L’ira di Achille è (come ricordato nel riassunto articolato nel numero precedente) è un episodio della guerra troiana. Ma qui, il poeta, lo sviscera è lo trasforma nell’essenza e nella vera ragione d’essere del dramma greco. La ragione mitica della guerra, la sola vera per il poeta.

Tutto si concentra lì. Inizia li il testo narrativo, anche quando non se ne parla: da l’ira scaturiscono le sconfitte greche (e la sua passività), l’ispirazione, le battaglie, il sangue e la cruda lotta; tutto deve  a quell’ira, e solo la trasformazione di quella rabbia in un’altra più forte, più acuta e più atroce ed infine allo sfogo mostratosi in tutta la sua animalesca verità, solo questo decide il placarsi anche delle contese belliche. L’unità estetica dell’Illiade è appunto questa. E fuori di qui la guerra di Troia non ha ne cerca una fine. Non si narra della vittoria degli Achei , L’Illiade, infatti,  si chiude in una tregua, la pace idealizzata del poeta.

La narrazione continuerà con L’Odissea come ulteriore sviluppo della guerra, anzi, come ultimo atto di quel che accade dopo ( ne parleremo nel prossimo numero)

(contributo dovuto a “Considerazzioni sulla poesia di Omero” di Enzio Cetrangolo)

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