Q di Luther Blissett (Mauro Valenti)

Q è un romanzo storico e di avventura.
E’ la storia di un avventuriero che attraversa l’Europa, nella prima metà del cinquecento, percorrendo conflitti imperiali, sociali, economici e religiosi.
Il protagonista ha molti nomi (Gustav Metzger, Gerrit Boeckbinder, Hans Grüeb, Ludwig Schaliedecker, solo per citarne alcuni), quello vero in verità non ha importanza perché i veri nomi sono quelli che lui si da di volta in volta. Il suo antagonista è Q frate spia e braccio armato di Carafa (anima grigia della Chiesa nel cinquecento) il suo nome è ripreso dall’Ecclesiaste (Qoèlet in ebraico) libro della Bibbia che ci invita alla riflessione sulla vacuità della vita. Nel pieno caos, nel momento in cui il proprio Io perde il sopravvento – se la morte è la fine di tutto, il tutto è vano – L’Ecclesiaste ci invita ad avere fede nella parola e a non deviare la via.
Nel libro Q è la versione nera del protagonista.
La storia ha inizio con il massacro di Frankenhausen in Germania dove i lanzichenecchi guidati da Filippo d’Assia e dal duca Giorgio di Sassonia distruggono la città e i ribelli capeggiati da Thomas Müntzer. Müntzer è un teologo che prende le distanze da Lutero quando si accorge che il suo scopo è quello di creare una religione che si contrapponga al papa formando alternativi centri di potere religioso. Lutero non ha nessuna intenzione di contrastare i principi locali. Anzi se li fa alleati per difendersi contro il papato da un lato e contro i nuovi eretici dall’altro. Müntzer incita e organizza, con una piccola compagnia, i contadini e la piccola borghesia a ribellarsi. Con loro il nostro eroe. Dall’altra parte Q che ne favorisce lo sterminio.
Come i suoi nomi anche gli avvenimenti sono molteplici. Si va dalla ribellione anabatista di Munster, (dove vengono descritti con grande maestria, i protagonisti della tragedia) alla grande truffa ai danni dei Fugger, alle vicende papali in Italia. In tutta la storia (quasi) sempre i due protagonisti si trovano dai lati opposti della barricata, con il nostro eroe che dovrà fare i conti con la perfidia è l’astuzia di Q. I paesi visitati (direttamente o indirettamente) sono anch’essi molti. Germania, Austria, Svizzera, Spagna, Portogallo, Italia, Gran Bretagna, Turchia.
Tutto il libro, alla fine racconta ciò che realmente è stato. Meglio di un testo di Storia riusciamo a memorizzare conflitti e motivazioni. I dissapori sociali le dispute teologhe, cosa c’era dietro le parole. Tutto è vero, tranne i due protagonisti (l’eroe e Q) e la trama che serve da collante nel romanzo.
Il romanzo è lungo (più di 600 pagine) ed è giusto che al lettore non vengano fatte troppe anticipazioni, permettendone il piacere del testo
C’è una morale in questa opera? Si ha l’impressione alla fine del libro che il tutto sia veramente vano, che forse le vite e le lotte di centinaia di uomini non abbiano senso. Eppure una traccia c’è! Un fil rouge che prosegue nella storia. Per fare un esempio l’invenzione dei foglietti volanti utili per contro informare la popolazione, idea che nasce nel gruppo di Müntzer, ci fanno venire in mente non solo periodi storici ben delineati (che vanno dalla Rivoluzione Francese alla Comune di Parigi, dalla guerra partigiana alla rivoluzione studentesca) ma anche a pratiche che molti di noi hanno direttamente vissuto. C’è un’idea che permea nel conflitto senza fine tra classi sociali, tra posizioni di potere.
Si ha l’impressione che nonostante la violenza, le torture, i roghi, qualcosa sia sopravissuto. Müntzer ricorda vagamente figure di rivoluzionari a noi più note e più vicine. C’è un continuo rievocare avvenimenti e personaggi, come se quei periodi lontani mezzo millennio in realtà siano ancora lì a farci l’occhiolino.

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