Ragazzi di vita di Pierpaolo Pasolini (Mauro Valenti)

Scritto nel 1955 “ragazzi di vita” narra la storia di alcuni adolescenti nell’immediato secondo dopoguerra: le loro condizioni di vita, le amicizie, i rapporti, la miseria. Le immagini descritte da Pasolini, i luoghi dove vivono questi ragazzi, sono impietose: i cumuli di immondizie, la sporcizia, il degrado ambientale, l’idea dell’area persistentemente maleodorante. E’ una fotografia dell’esistente, più che un racconto è un resoconto “neorealista” della vita delle borgate romane di più di mezzo secolo fa. Anche le loro storie – apparentemente incoerenti e non agganciate ad un percorso narrativo univoco – hanno, invece, una cadenza ritmica identica: Stato di necessità (fame) – Eroe (ragazzo) – ideazione (furto) – soddisfazione del bisogno (denaro) – Imprevisto – Stato di necessità e così via … In un infinito concatenarsi di eventi, seguendo un procedimento del racconto fiabesco che ricorda in qualche modo quello illustrato da Vladimir Ja Propp. I personaggi del romanzo, tutti giovanissimi, appartengono esclusivamente al sottoproletariato urbano: “Riccetto”, “Piattoletta”, “Lanzetta” i protagonisti vivono rispondendo unicamente ai propri bisogni primari: fame, sesso, difesa. Il livello è basico quasi animale. Ci si allontana drasticamente, quasi, anzi, a contrapporci, così, da quei valori piccoli borghesi in cui ci riconosciamo: etica, famiglia, amicizia.
La narrazione riguarda, per caso Roma. Città che Pasolini conosce benissimo, ma, soprattutto in quel periodo, poteva riguardare qualsiasi città italiana. Palermo, Napoli, Firenze, Milano. Potrebbe essere lo stesso per la Germania o per il Giappone, ognuna con le proprie caratteristiche ma ognuna con la medesima fame e la medesima disperazione, è, in fondo, la condizione di una nazione che ha perduto la guerra e che ne paga, miseramente le conseguenze.

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